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The Novellino

AL REVERENDISSIMO MONSIGNOR GORO GHERIO VESCOVO DI FANO ET DIGNISS. VICELEGATO DI BOLOGNA SIGNORE ET BENFATTOR SUO SINGOLARISSIMO.

Io stimo Reverendissimo et da me sempre osservandissimo Monsignore gratioso ufficio per colui usarsi, it quale a suo potere s'ingegna essere ad infiniti huomini o, di for bene, o di for diletto cagione. Per Ia qualcosa essendomi alle mani venuta la presente opera delle cento novelle, la quale di tutte le cose in prosa volgare scritte, che insino a questo di sono alla mia notitia pervenute; giudico essere la piU antica; m'e caduto nell'animo di quella porre nel cospetto de gli huomini: affine, che it piacere et pro che essa a me ha renduto; possa etiandio rendere a chiunque di leggerla piacera. Alla qualcosa fare come che & questa & altre simiglianti ragioni mosso m'habbiano; nondimeno niuna ve n'ha, che con pill acuto stimolo m'habbia sospinto, che it pensare di sommamente dovervi in ci6 piacere. Conciosiacosa, che io sappia troppo bene voi niuna cura havere maggiore, che di giovare altrui; et non pur a quegli, che vivono; ma a coloro altresi che mentre vivono fecero la loro eta fiorire, riducendo in chiara luce gli loro dilicatissimi fnitti stati lungamente per to adietro dalle crudeli ombre della dimenticanza aduggiati et soffocati tenuti. Perch& come volenteroso servidore it quale senza it comandamento dal suo Signore aspettare quelle cose operando, che suo piacere crede, che sieno quello con ogni sollecitudine s'ingegna di prevenire; a fuori mandare questa presente opera mi sono dato. Oltre accio non possendo io di tanta benignita verso di me quanta e sempre stata Ia vostra, quelle gratie rendere, che si converrebbe a dovervene io bastevolmente ringratiare; ho voluto in questa guisa almeno poscia che altrimenti non posso mostrarmivi grato. Appresso questo percioche ella senza titolo e senza nome d'Auttore si truova estimai ben fatto, quella col raggio della vostra singolar virtu illuminare. Accioche dalle tenebre togliendola ove in fino a questo tempo miseramente e giaciuta sotto Ia chiarissima insegna del vostro nome, lucente e bella si dimostri a' riguardanti. Senza che essendo (come manifestamente appare) it Facitore di lei stato Thoscano, dicevole cosa twe paruta, che quegli honori, che ad esso rendere non si possono, alla gentilissima Patria di lui, come aproducitrice di cosi nobile pianta, almeno si rendano. Et a cui potre' io accioche questo avenisse pia convenevole indirizzarla, che a voi? Che luce dirittamente siete della Thoscana gloria. Il quale non ad ammassar denaro come molti altri fanno, ma a Magnificenza usare vi siete dato. La qual virtu, si come it Sole e del cielo chiarezza et lume, cosi 6 ella di ciascuna altra ornamento et splendore. Il che se per se stesso in voi manifesto non fosse, io producerei molte provincie in mezzo, et cittadi et popoli, li quai per benefici da voi ricevuti tranquillissima et lieta menano la for vita. Che piu Bologna stessa ne potrebbe hoggimai ampissima testimonianza rendere: la quale, vostra buona merce, tutta giuliva et tutta festante si vive.